VI
vittoria
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on my knees for pottah
Vittoria Black era sempre stata la distorsione luminosa dentro una famiglia fatta di ombre. Gemella di Regulus, con il volto identico al suo – gli stessi lineamenti affilati, lo stesso naso elegante, gli stessi occhi grigi profondi come un temporale che non scoppia mai – ma senza la sua compostezza tragica. Vittoria era tutta spigoli scintillanti, ciglia lunghe, inquietudine affilata. Magra ma mai fragile, con un’eleganza naturale che non aveva nulla a che fare con il denaro dei Black: si muoveva come una ragazza uscita da un film della Nouvelle Vague, capelli corti e bruni, mossi quel tanto che basta per incorniciare un volto troppo intelligente per la sua età. Con lei, la raffinatezza non era un vezzo, ma un istinto.
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VImicheeeeellleSorci verdi!
Vittoria Maria vivono a colleferro con tutti gli altri, loro due sono in quinta liceo classico.
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VImicheeeeelllestoccarda!
Torino nel 1977 è una città che educa alla diffidenza. Le fabbriche stringono l’aria, i tram passano come ferri roventi, i portici sembrano corridoi di tribunale. Il liceo classico che frequentano è uno di quei luoghi che pretendono disciplina mentre tutto intorno esplode. I professori fanno finta di non vedere i volantini ciclostilati nascosti nei dizionari di greco, ma sanno benissimo chi siete. Sanno che siete quelli intelligenti, quelli che non studiano mai e rispondono sempre, quelli che occupano le aule e poi tornano in classe come se nulla fosse.
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VImicheeeeellle